Marina Valcarenghi

Dai miei vent’anni sono interessata alla vita psichica e alle sue sofferenze e contemporaneamente ai problemi della vita politica e sociale. Mi sono destreggiata fa queste due passioni immergendomi via via in attività diverse come il giornalismo, la politica, l’ufficio studi di un Ministero fino a quando, dopo lunghi periodi di analisi e di training formativo a Milano e a Zurigo, ho trovato il modo di riunire i miei campi d’interesse nel lavoro di psicoanalista – per molti anni anche in carcere – e nella scrittura.

La liberazione psicologica delle donne e la trasformazione psicologica dei detenuti in isolamento per gravi reati sono stati e sono due aspetti fondanti della mia ricerca, come anche la psicoanalisi di alcune patologie sociali contemporanee, per esempio l’insicurezza, la violenza senza movente, la paura della solitudine, la dipendenza relazionale e il razzismo. E di questi argomenti ho scritto in alcuni miei libri.

Ho sperimentato come la trasformazione psichica produca conseguenze nella vita sociale e come il disagio psichico dipenda in gran parte dal tessuto sociale che lo contiene. La mia ricerca prosegue dunque su questo doppio binario.

Sono laureata in giurisprudenza all’Università Statale di Milano e sono psicoterapeuta iscritta all’Ordine dalla sua fondazione nel 1989, Ordine del quale per alcuni anni sono stata vicepresidente.